Una sentenza del 2016 chiarisce la normativa per le Case Mobili

  • Autore: GIANLUCA PAINO
  • 11 apr, 2017
Case mobili e titolo edilizio: nuova sentenza del Consiglio di Stato
La precarietà dei manufatti non si può desumere dalle finalità di alloggio transitorio e temporaneo proprie delle strutture ricettive turistiche
Mercoledì 18 Maggio 2016 - Casaeclima.com

La stabile collocazione, ad opera del gestore, di un vero e proprio nucleo organizzato di case mobili, determina un’alterazione del territorio che non può ritenersi né precaria né transitoria, e la realizzazione di una struttura ricettiva atipica che può ritenersi assimilabile a quella di un villaggio turistico.

Nel momento in cui tali manufatti, definiti case mobili perché muniti di ruote, sono stati stabilmente infissi al suolo, all’interno dell’area del campeggio, ed hanno perso la loro mobilità, viene meno quella caratteristica di precarietà dell’opera che consente la loro collocazione in assenza di titoli edilizi all’interno di strutture ricettive turistiche.

Lo ha evidenziato il Consiglio di Stato (sez. VI) nella sentenza n.1291/2016 depositata il 1 aprile.

Palazzo Spada sottolinea che le disposizioni volte a consentire la libera collocazione all’interno delle strutture ricettive di strutture mobili (come le “case” su ruote) “è volta chiaramente a favorire l’occupazione transitoria del suolo, in particolare da parte dei turisti che utilizzano tali mezzi muovendosi da una struttura all’altra, e non anche a favorire la realizzazione, in assenza di titoli edilizi, di strutture stabili equiparabili a quelle di tipo alberghiero”.

Temporanee sono, infatti, esclusivamente le modalità di soggiorno dei soggetti ospitati nelle strutture, che nulla hanno in comune con la stabile presenza ed utilizzazione delle "case mobili".

Il Consiglio di Stato ricorda che “la possibile collocazione temporanea di roulotte o camper o altri manufatti mobili all’interno di strutture ricettive all’aperto, come i camping, è chiaramente consentita dal legislatore e non prevede il rilascio di titoli edilizi”. Ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera e.5), del D.P.R. n. 380 del 6 giugno 2001, recante il T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, sono, infatti, da considerarsi nuove costruzioni, comportanti la trasformazione edilizia e urbanistica del territorio, «l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, ad eccezione di quelli che siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee o siano ricompresi in strutture ricettive all'aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti, previamente autorizzate sotto il profilo urbanistico, edilizio e, ove previsto, paesaggistico, in conformità alle normative regionali di settore».

IL PRONUNCIAMENTO DELLA CONSULTA. I limiti per l’applicazione di tale disposizione sono stati di recente chiariti dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 171 del 2-6 luglio 2012. Con tale sentenza la Corte ha sancito l’illegittimità costituzionale, per la violazione della normativa statale in ordine agli interventi di nuova costruzione, del comma 1 dell’art. 25-bis della legge della Regione Lazio n. 13 del 2007, inserito dall’art. 2 della legge regionale n. 14 del 2011, secondo cui era consentita, nelle strutture ricettive all’aria aperta, previste dall’art. 23, comma 4, della detta legge regionale, l’installazione e il rimessaggio dei mezzi mobili di pernottamento, con relativi preingressi e cucinotti, «anche se collocati permanentemente».

La Corte Costituzionale ha precisato che l’art. 6 del D.P.R. n. 380 del 2001 stabilisce quali sono gli interventi eseguibili senza alcun titolo abilitativo, e tra essi non figurano le installazioni delle strutture sopra menzionate, mentre il successivo art. 10 inserisce gli interventi di nuova costruzione tra quelli di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio. Pertanto, ha aggiunto la Corte, «l’assunto della difesa regionale – secondo cui le strutture mobili, previste dall’art. 1 della legge impugnata, non determinerebbero alcuna trasformazione irreversibile o permanente del territorio su cui insistono – si pone in palese contrasto con la normativa statale e con i principi fondamentali da essa affermati. Invero, è evidente che, se quell’assunto fosse esatto, cioè se si trattasse “di strutture caratterizzate da precarietà oggettiva, tenuto conto delle tipologie dei materiali utilizzati”, il legislatore statale non avrebbe catalogato in modo espresso tra “gli interventi di nuova costruzione” l’installazione di manufatti leggeri, tra cui le case mobili. Inoltre, quanto alla precarietà funzionale che contraddistinguerebbe i manufatti, ponendosi come nozione distinta dalla temporaneità delle funzioni cui assolvono, giacché essi sarebbero volti a garantire esigenze meramente temporanee, è sufficiente notare, da un lato, che proprio il dettato della norma censurata smentisce tale precarietà, dal momento che considera l’installazione e il rimessaggio dei mezzi mobili, “anche se collocati permanentemente”, come attività edilizia libera, e perciò non soggetta a titolo abilitativo edilizio; e, dall’altro, che proprio la mancanza del titolo edilizio e di ogni previsione di verifica o di controllo impedisce di riscontrare il presunto carattere precario e temporaneo dell’installazione».

Né secondo la Corte, è possibile giungere ad una conclusione diversa per effetto della norma di cui all’art. 6, comma 6, del T.U. sull’edilizia, che consente alle Regioni a statuto ordinario di poter estendere la disciplina sull’attività edilizia libera ad interventi edilizi ulteriori rispetto a quelli menzionati nel medesimo articolo, poiché tale disposizione si riferisce ad (altri) interventi (atipici) senza che possa essere derogata la disposizione dettata dall’art. 3 del D.P.R. n. 380 del 2001.

Nella decisione richiamata, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale anche dell’art. 2, comma 8, secondo periodo, della legge della Regione Lazio n. 14 del 2011, per aver disposto che, nelle strutture regolarmente autorizzate all’esercizio ricettivo e ricadenti nei parchi naturali successivamente istituiti, l’installazione, la rimozione e/o lo spostamento di mezzi mobili di pernottamento non costituiscono mutamenti dello stato dei luoghi e pertanto non sono soggetti al preventivo parere degli enti gestori.

Quindi, aggiunge il Consiglio di Stato, “per effetto di quanto disposto dal citato art. 3 del T.U. dell’edilizia l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulotte, camper e, come nella specie, case mobili, può ritenersi pertanto consentita in strutture ricettive all'aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti se sono diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee, non determinandosi una trasformazione irreversibile o permanente del territorio su cui insistono, mentre l’installazione stabile di mezzi (teoricamente) mobili di pernottamento determina una trasformazione irreversibile o permanente del territorio, con la conseguenza che per tali manufatti, equiparabili alle nuove costruzioni, necessita il permesso di costruire. Se l’area interessata è poi in zona vincolata, per tali manufatti occorre anche il nulla osta dell’amministrazione preposta alla tutela del vincolo”.

La disposizione “è chiaramente volta ad escludere la necessità di titoli edilizi per la collocazione temporanea di strutture mobili destinate ad abitazione, come le roulotte, i camper o anche le case mobili, da parte dei turisti che utilizzano tali mezzi per muoversi da una struttura all'altra e si avvalgono poi dei diversi servizi messi a loro disposizione dai gestori delle strutture ricettive”.

Autore: GIANLUCA PAINO 01 giu, 2017
G uida Fiscale per detrazioni a favore dei possessori di veicoli speciali



ART. 164, COMMA 1, DPR 22 DICEMBRE 1986, N. 917 ( TUIR )

LIMITI DI DEDUZIONE DELLE SPESE E DEGLI ALTRI COMPONENTI NEGATIVI RELATIVI A TALUNI MEZZI DI TRASPORTO A MOTORE, UTILIZZATI NELL’ESERCIZIO DI IMPRESE, ARTI E PROFESSIONI

“Le spese e gli altri componenti negativi relativi ai mezzi di trasporto a motore indicati nel presente articolo, utilizzati nell'esercizio di imprese, arti  e professioni, ai fini della determinazione dei relativi redditi sono deducibili solo se rientranti in una delle fattispecie previste nelle successive lettere a), b) e b-bis):

  a) per l'intero ammontare relativamente:  

  1) agli aeromobili da turismo, alle navi e imbarcazioni da diporto, alle autovetture ed autocaravan, di cui alle lettere a) e m) del comma 1dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, ai ciclomotori e motocicli destinati ad essere utilizzati esclusivamente come beni strumentali nell'attività propria dell'impresa;

  2) ai veicoli adibiti ad uso pubblico;  

  b) nella misura del 40 per cento relativamente alle autovetture ed autocaravan, di cui alle citate lettere dell'articolo 54 del citato decreto legislativo n. 285 del 1992, ai ciclomotori e motocicli il cui utilizzo è diverso da quello indicato alla lettera a), numero 1). Tale percentuale è elevata all’80 per cento per i veicoli utilizzati dai soggetti esercenti attività di agenzia o di rappresentanza di commercio. Nel caso di esercizio di arti e professioni in forma individuale, la deducibilità' e' ammessa, nella misura del 40 per cento, limitatamente ad un solo veicolo; se l'attività e' svolta da società semplici e da associazioni di cui all'articolo 5, la deducibilità e' consentita soltanto per un veicolo per ogni socio o associato. Non si tiene conto: della parte del costo di acquisizione che eccede lire 35 milioni per le autovetture e gli autocaravan, lire 8 milioni per i motocicli, lire 4 milioni per i ciclomotori; dell'ammontare dei canoni proporzionalmente corrispondente al costo di detti veicoli che eccede i limiti indicati, se i beni medesimi sono utilizzati in locazione finanziaria; dell'ammontare dei costi di locazione e di noleggio che eccede lire 7 milioni per le autovetture e gli autocaravan, lire 1,5 milioni per i motocicli, lire ottocentomila per i ciclomotori. Nel caso di esercizio delle predette attività svolte da società semplici e associazioni di cui al citato articolo 5, i suddetti limiti sono riferiti a ciascun socio o associato. I limiti predetti, che con riferimento al valore dei contratti di locazione anche finanziaria o di noleggio vanno ragguagliati ad anno, possono essere variati, tenendo anche conto delle variazioni dell'indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e di impiegati verificatesi nell'anno precedente, con decreto del Ministro delle finanze, di concerto con il Ministro dell'industria, del commercio e dell'artigianato. Il predetto limite di 35 milioni di lire per le autovetture e' elevato a 50 milioni di lire per gli autoveicoli utilizzati da agenti o rappresentanti di commercio.

  b-bis) nella misura del 90 per cento per i veicoli dati in uso promiscuo ai dipendenti per la maggior parte del periodo d’imposta.”

 N.B. Non rientrano nell’area operativa della disposizione, gli autoveicoli individuati dall’art. 54 comma 1 del D. Lgs. n. 285 del 1992 ( nuovo codice della Strada ) che non sono richiamati espressamente dall’articolo 164 del Tuir. Trattasi ad esempio, degli autobus, autocarri, trattori stradali, autoveicoli per trasporti specifici, autoveicoli per uso speciale , autotreni, autoarticolati ed autosnodati, mezzi d’opera ( come precisa la Circolare n. 1/E del 19 gennaio 2007 ).


ART. 54 COMMA 1, LETTERA A) DEL DECRETO LEGISLATIVO 30 APRILE 1992, N. 285, ( CODICE DELLA STRADA )

AUTOVEICOLI

"Gli autoveicoli sono veicoli a motore con almeno quattro ruote, esclusi i motoveicoli, e si distinguono in:

  ………..

g) autoveicoli per uso speciale: veicoli caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di attrezzature e destinati prevalentemente al trasporto proprio. Su tali veicoli è consentito il trasporto del personale e dei materiali connessi col ciclo operativo delle attrezzature e di persone e cose connesse alla destinazione d’uso delle attrezzature stesse.

  ……….


AGENZIA DELLE ENTRATE – DIREZIONE CENTRALE NORMATIVA E CONTENZIOSO - RISOLUZIONE DEL 12 NOVEMBRE 2001 N. 179/E

Oggetto:

Interpello - Art.11, legge 27-7-2000, n.212. XX S.A.S.

Testo

Con l'istanza di interpello di cui all'oggetto concernente l'esatta applicazione del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, e' stato esposto il seguente

Quesito

La società XX s.a.s. ( di seguito indicata "società" ) ha fatto presente che intende acquistare un'autovettura tipo "xy", attrezzarla specificamente al fine di omologarla come l'autoveicolo ad uso speciale", di cui all'articolo 54, lettera g) del Codice della strada, in particolare, come "autoveicolo per uso ufficio", dì cui all'articolo 203, lettera ee) del Regolamento di esecuzione e di attuazione del nuovo Codice della strada, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 16 dicembre 1992, n. 495. La società, chiede, pertanto, dì conoscere se, per tale acquisto,  sia ammessa la detrazione totale dell'Iva assolta in via di rivalsa; chiede, inoltre, se possa dedurre integralmente, ai fini dell'imposizione diretta, le relative quote di ammortamento.

Soluzione interpretativa prospettata dal contribuente

L'istante ritiene di poter procedere, senza alcuna limitazione, alla detrazione totale dell'Iva assolta sull'acquisto del veicolo omologato come "autoveicolo ad uso ufficio", dell'Iva corrisposta sulle spese di manutenzione e riparazione, nonchè dell'Iva relativa agli acquisti di carburanti e lubrificanti; ritiene possibile, altresì, la deduzione totale delle relative quote di ammortamento.

Parere dell'Agenzia delle Entrate

Gli "autoveicoli per uso speciale" sono menzionati dall'articolo 54 del nuovo codice della strada, approvato con decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, che li disciplina alla lettera g)come "veicoli caratterizzati dall'essere muniti permanentemente dì speciali attrezzature e destinati prevalentemente al trasporto proprio. Su tali veicoli e, consentito il trasporto del personale e dei materiali connessi con il ciclo operativo delle attrezzature e di persone e cose connesse alla destinazione d'uso delle attrezzature stesse".

L'articolo 203, comma 2, del Regolamento di esecuzione del nuovo C.d.S., così, come integrato dall'articolo 120 del decreto del Presidente della Repubblica 16 settembre 1996, n. 610, elenca, in relazione alle speciali attrezzature di cui sono muniti, i diversi tipi di autoveicoli da immatricolare come autoveicoli per uso speciale e, fra questi, alla lettera ee), indica gli "autoveicoli per uso ufficio".

Riguardo il diritto alla detrazione dell'Iva assolta in relazione all'acquisto e all'utilizzo dei suddetti veicoli, occorre considerare quanto disposto dall'articolo 19-bis, lettera c), del decreto del Presidente della Repubblica 26 ottobre 1972, n. 633, che pone delle limitazioni di natura oggettiva alla detrazione dell'imposta assolta sugli acquisti "...( omissis )...di ciclomotori, di motocicli e di autovetture ed autoveicoli indicati nell'articolo 54, lettere a) e c), del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285... ( omissis ) ..." ovvero di autoveicoli per trasporto promiscuo.

Non rientrano nella disposizione limitativa gli "autoveicoli per uso speciale" di cui all'articolo 54, lettera g) del decreto legislativo n. 285 del 1992; per tali veicoli, quindi, trovano applicazione le regole ordinarie di detrazione dell'imposta di cui all'articolo 19 e seguenti del decreto del Presidente della Repubblica n. 633 del 1978.

Nel caso in esame, pertanto, il diritto alla detrazione dell'Iva assolta sull'acquisto e il successivo utilizzo del veicolo in questione, inquadrato come "autoveicolo per uso speciale", compete nella misura in cui il bene, acquistato nell'esercizio dell'impresa, viene impiegato per realizzare operazioni soggette ad imposta o a queste assimilate ai fini della detrazione, ai sensi del citato art. 19.

La norma citata postula, quindi, una necessaria correlazione fra l'acquisto del bene effettuato dal soggetto passivo e il suo impiego nel processo produttivo per realizzare a valle operazioni imponibili, restando esclusa la detrazione ove lo stesso bene sia utilizzato in operazioni escluse dal campo di applicazione ovvero esenti dal tributo.

Come chiarito con la circolare ministeriale n. 328 del 24 dicembre 1997 , il contribuente può esercitare il diritto alla detrazione anche prima dell'effettiva utilizzazione del bene nella propria attività produttiva ( c.d. detrazione immediata ), essendo sufficiente che i beni siano destinati, in base alla loro natura oggettiva, ad essere utilizzati in operazioni che danno diritto a detrazione.

Nel caso specifico, si è del parere che tale destinazione avvenga alla data dell'omologazione del bene come "autoveicolo per uso speciale", poiché è solo da tale momento che il veicolo può, essere utilizzato a finalità, produttive.

Passando ad esaminare il diritto a dedurre le quote di ammortamento del costo del veicolo dal reddito imponibile ai fini delle imposte dirette, l'articolo 121-bis, comma 1 ( ora art. 164 ) del Testo Unico delle imposte sui redditi, approvato con decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, pone delle limitazioni alla deducibilità delle spese e degli altri componenti negativi relativi “ ... ( omissis ) ... alle autovetture ed autocaravan, di cui alle lettere a) e m) del comma i dell'articolo 54 del decreto legislativo 30 aprile 1992, n. 285, ai ciclomotori e motocicli... ( omissis ) ... ”.

Analogamente a quanto visto per l'Iva, e' da ritenersi che la limitazione indicata da tale norma non riguarda il caso in questione, considerando che gli autoveicoli per uso speciale di cui alla lettera g) del comma 1 dell'articolo 54 non sono contemplati dalla medesima disposizione normativa; ne consegue che per tali veicoli la deducibilità, nell'ambito della determinazione del reddito d'impresa, e' ammessa semprechè, risulti soddisfatto il principio generale stabilito nell'articolo 75, comma 5, del TUIR ( ora art. 109, comma 5 ) ed essi vengano effettivamente utilizzati ad "uso ufficio" ( per i liberi professionisti il principio in questione è stabilito dall’ art. 54, comma 1 ).

La sussistenza delle condizioni che permettono al contribuente  la detraibilità, totale dell'Iva e la deducibilità integrale delle spese e dei componenti negativi resta infatti subordinata ad una verifica dell'effettiva utilizzazione del veicolo nell'ambito del ciclo produttivo dell'impresa.

In tale contesto occorre che il veicolo sia utilizzato conformemente alla destinazione risultante dall'omologazione come "autoveicolo per uso ufficio" e, quindi, nella concreta realtà, produttiva, per soddisfare esigenze aziendali di avere uffici amministrativi mobili, come tali suscettibili di essere spostati, per esempio, in occasione di mostre, fiere o manifestazioni commerciali promozionali in genere.

Nel caso in cui il veicolo è, utilizzato per soddisfare esigenze diverse da quella sopraindicata, per esempio, per spostare beni o persone, come semplice mezzo di trasporto, seppure nell'ambito della attività, produttiva dell'impresa, si è del parere che il veicolo è utilizzato per un uso diverso rispetto all'uso ufficio per il quale è stato omologato e, pertanto, non si potrà procedere alla detrazione dell'Iva, ne, alla deduzione dei relativi costi.

D'altronde, lo stesso codice della strada, all'articolo 82, sanziona un uso diverso del veicolo in questione da quello indicato sulla carta di circolazione con una sanzione amministrativa pecuniaria e con la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della carta di circolazione.

Pertanto, a condizione che il veicolo medesimo sia effettivamente impiegato, come ufficio mobile, nell'ambito del suo ciclo produttivo , la società istante potrà detrarre totalmente l'Iva assolta all'atto dell'acquisto, e successivamente quella relativa al suo utilizzo ( spese di manutenzione, riparazione, acquisti di carburanti, lubrificanti, etc. ), nonchè potrà, ai fini della determinazione del reddito d'impresa, dedurre senza alcuna limitazione le relative quote di ammortamento e gli altri componenti negativi sostenuti in relazione al suo impiego.

La risposta di cui alla presente nota, sollecitata con istanza di interpello presentata alla Direzione regionale per ……… viene resa dalla scrivente ai sensi dell'articolo 4, comma 1, ultimo periodo del D.M. 26 aprile 2001, n. 209."


ART. 54, COMMA 1, DPR 22 DICEMBRE 1986, N. 917 ( TUIR )

NORME GENERALI SUI COMPONENTI DEL REDDITO D’IMPRESA ( principio di inerenza )

“1. Il reddito derivante dall'esercizio di arti e professioni e' costituito dalla differenza tra l'ammontare dei compensi in denaro o in natura percepiti nel periodo di imposta, anche sotto forma di partecipazione agli utili, e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell'esercizio dell'arte o della professione………”.


NOTA STUDIO JANNOTTA SUGLI AUTOVEICOLI PER USO UFFICIO

L’art. 54 del Codice della Strada individua alla lettera g) gli autoveicoli per uso speciale definendoli come: "veicoli caratterizzati dall’essere muniti permanentemente di attrezzature e destinati prevalentemente al trasporto proprio. Su tali veicoli è consentito il trasporto del personale e dei materiali connessi con il ciclo operativo delle attrezzature e di persone e cose connesse alla destinazione d’uso delle attrezzature stesse".

Nel regolamento di attuazione del Codice della Strada all’art. 203 sono poi individuati in relazione alle speciali attrezzature di cui sono muniti i tipi di autoveicoli da immatricolare come veicoli per usi speciali. In particolare detto articolo recita:

"Sono classificati ai sensi dell’artico 54, comma 2, del codice, per uso speciale, i seguenti autoveicoli:

a)trattrici stradali

b)…………….

………………..

h) autoveicoli gru

…………

m) autoambulanze

n) autofunebri

…………..

o) autofurgoni attrezzati per trasporto detenuti

……………..

ee )autoveicoli per uso ufficio".

Dal combinato disposto dei suddetti articoli risulta pertanto possibile immatricolare i veicoli come autoveicolo ad uso speciale ( nella fattispecie ad uso ufficio ) purchè risultino permanentemente muniti di speciali attrezzature idonee a individuarli in quanto tali. Detti autoveicoli potranno però trasportare solo le persone e i materiali connessi con la destinazione d’uso che risulta dalla carta di circolazione. Pertanto, in caso di controlli su strada potranno essere irrogate contravvenzioni dagli organi di polizia qualora sui veicoli in esame vengano trasportate persone o cose per le quali risulta evidente la non connessione con la destinazione d’uso di detti veicoli.

In proposito si segnala che secondo quanto stabilito dall’art. 82, comma 8, del Codice della Strada:

“Ferme restando le disposizioni di leggi speciali, chiunque utilizza un veicolo per una destinazione o per un uso diversi da quelli indicati sulla carta di circolazione e' soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 74 a euro 296 …..Dalla violazione dei commi 8 e 9 consegue la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della carta di circolazione da uno a sei mesi, secondo le norme del capo I, sezione II, del titolo VI. In caso di recidiva la sospensione e' da sei a dodici mesi.

Per quanto concerne, poi, il trattamento fiscale dei veicoli ad uso ufficio utilizzati nell’esercizio di imprese, arti o professioni, non sussiste nessuna limitazione imposta dalla normativa in vigore in ordine alla deducibilità integrale ai fini delle imposte sui redditi nonché alla detraibilità totale dell’IVA assolta all’atto dell’acquisto.

Detti veicoli sono individuati, infatti, dall’art. 54, primo comma, lettera g) del Codice della strada che non rientra tra quelli per cui le normative delle imposte sui redditi e dell’IVA impongono limitazioni in ordine alla deducibilità/detraibilità fiscale.

L’art. 164 del TUIR quando dispone la deducibilità degli ammortamenti al 40% su un importo massimo di costo di € 18.075,99 si riferisce infatti specificatamente alle autovetture ed autocaravan di cui alle lettere a) e m) dell’art. 54 del Codice della strada, ammettendo di fatto la deducibilità per tutti gli altri veicoli individuati da detto articolo tra cui sono compresi appunto alla lettera g) gli autoveicoli per uso speciale.

La normativa IVA quando dispone all’art. 19 bis 1 del DPR 633/72 l’indetraibilità del tributo sull’acquisto dei veicoli si riferisce alle "autovetture ed autoveicoli indicati nell’art. 54 lettera a) e c) del decreto legislativo n. 30 aprile 1992, n. 285 ( Codice della strada )" non prevedendo, invece, nessuna limitazione per i veicoli classificati ai punti successivi.

Tuttavia come per qualsiasi altro bene aziendale la deducibilità ai fini IVA e delle imposte sui redditi è comunque ammessa a condizione che siano rispettati i principi di inerenza e strumentalità rispetto alla attività esercitata.



Autore: GIANLUCA PAINO 24 apr, 2017
Da ogni nord a ogni sud, ogni giorno milioni di persone preferiscono lo street food per le loro pause pranzo e, sempre di più, lo scelgono come momento conviviale e di ristoro.
Una tendenza che ha fatto crescere in maniera importante il numero di imprenditori che lo hanno come oggetto del loro business e molti sono gli audaci che lo hanno trasformato in "On the road". 
Tuttavia, non bisogna considerare lo street food come la gallina dalle uova d'oro, è un settore imprenditoriale che ha delle regole snelle, ma precise e, soprattutto, necessita di una notevole competenza nella conoscenza di tutta la filiera di produzione e commercializzazione del/dei prodotti scelti, e di dove si intende proporli.
E' anche su questo che si basa  la decisione sul mezzo da utilizzare. Ogni piatto, ogni proposta ha una sua tecnica di cottura e di approvvigionamento e ha bisogno di spazi diversi. A volte è necessario mediare tra la scelta di un mezzo vintage e dal gusto italiano, come l'Ape Car Piaggio, e quella di un mezzo più moderno ma funzionale a spostamenti su grandi distanze, e alla possibilità di dotare il food truck di più attrezzature.
La  gamma che le aziende trasformatrici di veicoli propongono è ampissima, si va dalle bici, ai carrettini/risciò, all'ape car, fino agli Eurocargo, i famosi "bestioni della strada", in cui è possibile attrezzare il mezzo come un vero ristorante stanziale, completo di ogni tipo di utilità, dalle celle frigo, alle cappe aspiranti, alla cucina a fuochi, al forno elettrico, ma anche quello a legna.
Un settore imprenditoriale trasversale a cui si può approcciare, se inesperti, per step e affidandosi ad aziende  in grado di fornire anche una consulenza per tutti i passaggi burocratici e necessari ad una giusta scelta del veicolo da trasformare. In italia non sono tantissime e per lo più sono situate al centro nord, il sud può invece contare sulla Street Food Business di Napoli che con costante lavoro si sta attestando tra le prime su tutto il territorio nazionale con ampie aperture a livello internazionale.








 
Autore: GIANLUCA PAINO 18 apr, 2017

Siamo purtroppo in un momento storico dove il declino dei valori è ormai al suo massimo, i simboli, che un tempo venivano rispettati, sono sempre più presi di mira per atti di sciacallaggio o, spesso, di pieno oltraggio vandalico.

Eppure, è proprio il ritorno ai valori e al rispetto delle libertà di ognuno, che può aiutarci ad uscire da un periodo buio dove, quotidianamente, accadono fatti cruenti in nome di un Dio che viene presentato assetato  di sangue.

Bisogna rispettare chi ha bisogno di alimentare la propria fede con l’osservanza di riti e tradizioni, come quello dell’adorazione della Madonna di Pompei. Una Madonna che tradizionalmente è sempre uscita per le strade, andando incontro ai propri fedeli, regalando una speranza a tutti quelli che incrocia nel suo “cammino”. Un tempo portata a spalla, adesso la Madonna ha bisogno lei stessa di protezione, ma non può rinunciare al contatto con la sua “chiesa”, il suo popolo.

Ed ecco un veicolo moderno, sobriamente allestito, perché la protagonista è Lei…, Mercedes Sprinter con vano a vetro antiproiettile e antisfondamento, da cui la Madonna di Pompei può sorridere ai fedeli che la accompagnano nelle processioni della fede.

Autore: GIANLUCA PAINO 11 apr, 2017
Case mobili e titolo edilizio: nuova sentenza del Consiglio di Stato
La precarietà dei manufatti non si può desumere dalle finalità di alloggio transitorio e temporaneo proprie delle strutture ricettive turistiche
Mercoledì 18 Maggio 2016 - Casaeclima.com

La stabile collocazione, ad opera del gestore, di un vero e proprio nucleo organizzato di case mobili, determina un’alterazione del territorio che non può ritenersi né precaria né transitoria, e la realizzazione di una struttura ricettiva atipica che può ritenersi assimilabile a quella di un villaggio turistico.

Nel momento in cui tali manufatti, definiti case mobili perché muniti di ruote, sono stati stabilmente infissi al suolo, all’interno dell’area del campeggio, ed hanno perso la loro mobilità, viene meno quella caratteristica di precarietà dell’opera che consente la loro collocazione in assenza di titoli edilizi all’interno di strutture ricettive turistiche.

Lo ha evidenziato il Consiglio di Stato (sez. VI) nella sentenza n.1291/2016 depositata il 1 aprile.

Palazzo Spada sottolinea che le disposizioni volte a consentire la libera collocazione all’interno delle strutture ricettive di strutture mobili (come le “case” su ruote) “è volta chiaramente a favorire l’occupazione transitoria del suolo, in particolare da parte dei turisti che utilizzano tali mezzi muovendosi da una struttura all’altra, e non anche a favorire la realizzazione, in assenza di titoli edilizi, di strutture stabili equiparabili a quelle di tipo alberghiero”.

Temporanee sono, infatti, esclusivamente le modalità di soggiorno dei soggetti ospitati nelle strutture, che nulla hanno in comune con la stabile presenza ed utilizzazione delle "case mobili".

Il Consiglio di Stato ricorda che “la possibile collocazione temporanea di roulotte o camper o altri manufatti mobili all’interno di strutture ricettive all’aperto, come i camping, è chiaramente consentita dal legislatore e non prevede il rilascio di titoli edilizi”. Ai sensi dell’art. 3, comma 1, lettera e.5), del D.P.R. n. 380 del 6 giugno 2001, recante il T.U. delle disposizioni legislative e regolamentari in materia edilizia, sono, infatti, da considerarsi nuove costruzioni, comportanti la trasformazione edilizia e urbanistica del territorio, «l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulottes, campers, case mobili, imbarcazioni, che siano utilizzati come abitazioni, ambienti di lavoro, oppure come depositi, magazzini e simili, ad eccezione di quelli che siano diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee o siano ricompresi in strutture ricettive all'aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti, previamente autorizzate sotto il profilo urbanistico, edilizio e, ove previsto, paesaggistico, in conformità alle normative regionali di settore».

IL PRONUNCIAMENTO DELLA CONSULTA. I limiti per l’applicazione di tale disposizione sono stati di recente chiariti dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 171 del 2-6 luglio 2012. Con tale sentenza la Corte ha sancito l’illegittimità costituzionale, per la violazione della normativa statale in ordine agli interventi di nuova costruzione, del comma 1 dell’art. 25-bis della legge della Regione Lazio n. 13 del 2007, inserito dall’art. 2 della legge regionale n. 14 del 2011, secondo cui era consentita, nelle strutture ricettive all’aria aperta, previste dall’art. 23, comma 4, della detta legge regionale, l’installazione e il rimessaggio dei mezzi mobili di pernottamento, con relativi preingressi e cucinotti, «anche se collocati permanentemente».

La Corte Costituzionale ha precisato che l’art. 6 del D.P.R. n. 380 del 2001 stabilisce quali sono gli interventi eseguibili senza alcun titolo abilitativo, e tra essi non figurano le installazioni delle strutture sopra menzionate, mentre il successivo art. 10 inserisce gli interventi di nuova costruzione tra quelli di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio. Pertanto, ha aggiunto la Corte, «l’assunto della difesa regionale – secondo cui le strutture mobili, previste dall’art. 1 della legge impugnata, non determinerebbero alcuna trasformazione irreversibile o permanente del territorio su cui insistono – si pone in palese contrasto con la normativa statale e con i principi fondamentali da essa affermati. Invero, è evidente che, se quell’assunto fosse esatto, cioè se si trattasse “di strutture caratterizzate da precarietà oggettiva, tenuto conto delle tipologie dei materiali utilizzati”, il legislatore statale non avrebbe catalogato in modo espresso tra “gli interventi di nuova costruzione” l’installazione di manufatti leggeri, tra cui le case mobili. Inoltre, quanto alla precarietà funzionale che contraddistinguerebbe i manufatti, ponendosi come nozione distinta dalla temporaneità delle funzioni cui assolvono, giacché essi sarebbero volti a garantire esigenze meramente temporanee, è sufficiente notare, da un lato, che proprio il dettato della norma censurata smentisce tale precarietà, dal momento che considera l’installazione e il rimessaggio dei mezzi mobili, “anche se collocati permanentemente”, come attività edilizia libera, e perciò non soggetta a titolo abilitativo edilizio; e, dall’altro, che proprio la mancanza del titolo edilizio e di ogni previsione di verifica o di controllo impedisce di riscontrare il presunto carattere precario e temporaneo dell’installazione».

Né secondo la Corte, è possibile giungere ad una conclusione diversa per effetto della norma di cui all’art. 6, comma 6, del T.U. sull’edilizia, che consente alle Regioni a statuto ordinario di poter estendere la disciplina sull’attività edilizia libera ad interventi edilizi ulteriori rispetto a quelli menzionati nel medesimo articolo, poiché tale disposizione si riferisce ad (altri) interventi (atipici) senza che possa essere derogata la disposizione dettata dall’art. 3 del D.P.R. n. 380 del 2001.

Nella decisione richiamata, la Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale anche dell’art. 2, comma 8, secondo periodo, della legge della Regione Lazio n. 14 del 2011, per aver disposto che, nelle strutture regolarmente autorizzate all’esercizio ricettivo e ricadenti nei parchi naturali successivamente istituiti, l’installazione, la rimozione e/o lo spostamento di mezzi mobili di pernottamento non costituiscono mutamenti dello stato dei luoghi e pertanto non sono soggetti al preventivo parere degli enti gestori.

Quindi, aggiunge il Consiglio di Stato, “per effetto di quanto disposto dal citato art. 3 del T.U. dell’edilizia l'installazione di manufatti leggeri, anche prefabbricati, e di strutture di qualsiasi genere, quali roulotte, camper e, come nella specie, case mobili, può ritenersi pertanto consentita in strutture ricettive all'aperto per la sosta e il soggiorno dei turisti se sono diretti a soddisfare esigenze meramente temporanee, non determinandosi una trasformazione irreversibile o permanente del territorio su cui insistono, mentre l’installazione stabile di mezzi (teoricamente) mobili di pernottamento determina una trasformazione irreversibile o permanente del territorio, con la conseguenza che per tali manufatti, equiparabili alle nuove costruzioni, necessita il permesso di costruire. Se l’area interessata è poi in zona vincolata, per tali manufatti occorre anche il nulla osta dell’amministrazione preposta alla tutela del vincolo”.

La disposizione “è chiaramente volta ad escludere la necessità di titoli edilizi per la collocazione temporanea di strutture mobili destinate ad abitazione, come le roulotte, i camper o anche le case mobili, da parte dei turisti che utilizzano tali mezzi per muoversi da una struttura all'altra e si avvalgono poi dei diversi servizi messi a loro disposizione dai gestori delle strutture ricettive”.

Autore: rosario carannante 11 apr, 2017
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